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	<title>Italiancore Magazine Blog</title>
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		<title>Intervista a Vashish</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 18:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro caredda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[vashish]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Alessandro Caredda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #888888;"><em>a cura di Alessandro Caredda</em></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><em>Prefazione:</em><br />
</span></span></span></span></span><span style="font-family: Calibri, serif; font-size: medium;">Ladies and Gentleman, direttamente dall’angolo più sinistro della nuova leva Hip Hop, ci si è presentata l’opportunità di intervistare qualcuno con davvero qualcosa da dire.<br />
</span><span style="font-family: Calibri, serif; font-size: medium;">Partendo dal principio, parliamo di Vashish, un nome che promette davvero bene e che sforna pezzi pesanti come un martello pneumatico in pieno torace. L’Horror Rap di Vashish si presenta davvero bene nel suo precedente album e sembra voler procedere anche meglio con il prossimo in uscita: pesante, brutale, ricercato e cattivo quanto basta per essere apprezzato anche da chi di Horror Rap non ha mai ascoltato poi tanto (il sottoscritto ad esempio).<br />
</span><span style="font-family: Calibri, serif; font-size: medium;">Nuovissima leva, viene da un grosso percorso di battle che sicuramente ha rafforzato la sua attitudine (e si sente). La giovine età non influisce, dimostra una maturità spiazzante che sembra quasi di osservare un quadro realista di tutte le malvagità mondiali unite in un unico disco.<br />
</span><span style="font-family: Calibri, serif; font-size: medium;">A questo punto vi starete chiedendo: che personalità ha Vashish? Chi è, come fa a scrivere di tematiche simili senza sforare nel banale … e soprattutto, sopravvivrà il povero intervistatore a quest’intervista? </span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Calibri, serif;">Andiamo a scoprirlo.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">IM: Ciao Vashish, come procede il lavoro per il nuovo album? Qualcosa da anticiparci</span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">?</span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
V: Procede a gonfie vele. Mancano ancora un paio di registrazioni e la fase di missaggio, poi ci siamo.<br />
Il primo aprile uscirà il primo singolo. Il disco si chiama Hardercore Rap, ho scelto questo titolo per dare una svegliata alla folla che definisce &#8220;hardcore&#8221; cose troppo soft e ormai il concetto di &#8220;hardcore&#8221; è andato quasi perduto. Se quello è &#8220;hardcore&#8221; allora la mia musica doveva essere necessariamente sottolineata come più greve, da qui il comparativo di maggioranza.</p>
<p><strong>IM: Parlaci un po’ del progetto Vashish, cosa comprende e in che modo ti è venuta quest’idea, cosa ti ha ispirato e quali sono fondamentalmente le tue radici. Insomma, da che scena provieni?</strong><br />
V: Vashish non è un progetto, sono io, non un&#8217;idea che mi è venuta. Non mi sono svegliato una mattina pensando &#8220;okay, facciamo rap e facciamolo così&#8221;. Questo è come io faccio rap, queste sono le tematiche alle quali mi interesso e di cui voglio parlare, ovvero quanto di peggio esiste al mondo… Ma è una cosa molto spontanea. Da sempre i miei testi sono stati così, con questa vena offensiva e violenta, nel tempo ho affinato la tecnica e il messaggio.<br />
Ho sempre ascoltato metal, fin dalla tenera età. Mi sono interessato al rap come ascoltatore a 11-12 anni, grazie a Fed Gein, e ho cominciato dai grandi che hanno gettato le basi ed evoluto questo genere. Rakim, Biggie, Kool G, Gangstarr, Big Pun, Wu-Tang Clan, Big Daddy Kane, Big L e tutti i classiconi americani… Solo più tardi mi sono interessato al rap italiano, alla vecchia scuola almeno.</p>
<p><strong>IM: Ascoltando il tuo album si intuisce una sorta di background Death Metal. Corrisponde ai tuoi ascolti e se sì, quali sono i tuoi generi e gruppi preferiti?</strong><br />
V: Oltre al Death Metal? Black, Thrash, Crust e Grindcore direi. I gruppi da elencare sarebbero centinaia, riassumendo potrei dire Napalm Death, Slayer, Darkthrone e Dying Fetus.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
<strong>IM: Il tuo nuovo lavoro ha a che fare con il vecchio? Di quali tematiche sarà infuso?</strong><br />
V: Ha a che fare con il vecchio, sì, anche se sono completamente diversi. Eros &amp; Thanatos voleva appunto essere incentrato prettamente su sesso, morte e violenza, mentre questo album tocca anche altre tematiche. Ci saranno tracce dedicate ad argomenti ben precisi. Parlo del mondo dal mio punto di vista, dei film che mi hanno ispirato, della vendetta e altri ancora… Ovviamente non mancheranno gli insulti a chi ha letteralmente cagato sull&#8217;hip-hop, le brutalità gratuite e i contenuti sessualmente espliciti.</p>
<p><strong>IM: Una domanda che faccio regolarmente a chi mastica Hip Hop e si muove in mezzo a questa cangiante scena, è: cosa ne pensi del panorama italiano? Anche questa volta non posso smentirmi, dunque la rivolgo anche a te.</strong><br />
V: Un classico, questo! Merita una dose di logorrea.<br />
Penso che ci sia un gran fervore ultimamente, e che sia diventato difficile trovare un appassionato (specialmente se si tratta di rap) che non sia anche un praticante. E&#8217; un peccato che questo fatto si sia evoluto nel peggiore dei modi. Anche chi farebbe meglio a darsi ad altro soddisfa il suo egocentrismo facendo rap, probabilmente perché al giorno d&#8217;oggi basta un PC per fare canzoni di merda e non è impegnativo come imparare a suonare uno strumento o drastico come fare killing-spree a palazzo Chigi. D&#8217;altra parte penso che ci sia una vasta cerchia di elementi validi, ma rimangono nell&#8217;anonimato a causa di una sorta di elitarismo che permea l&#8217;underground italiano. Io sono per una maggiore apertura. Questo significa che sono felice, per come posso, di spingere gente brava e non solo se sono amici miei o perché ricambiano il favore. Per quanto riguarda la scena più &#8220;in vista&#8221; non c&#8217;è bisogno di commentare.</p>
<p><strong>IM: Quali sono le tue letture?</strong><br />
V: Ultimamente non ho più tempo per leggere, e me ne rammarico. Ho letto di tutto credo, tranne un Harmony, e mi sono sempre chiesto come si svolgessero quei racconti quando li vedevo in edicola.<br />
Scherzi a parte, i miei autori preferiti sono De Sade, Poe, Lovecraft e Masoch ma ho letto anche Kafka, Nietzsche, biografie dei serial killer, Eliphas Levi, Aleister Crowley, Chuck Palahniuk, Stephen King e Harry Potter!</p>
<p><strong>IM: Da chi o cosa vieni ispirato nella scrittura?</strong><br />
V: Non lo so neanche io. Diciamo che mi capita di sentire che quello è il momento giusto, mentre ascolto musica e fumo o anche solo sto cercando di dormire. Mi scatta qualcosa e non posso più fare nient&#8217;altro, devo scrivere e basta, è come uno stato d&#8217;estasi maniacale! Altre volte invece, cosa più frequente, ho bisogno di sfogarmi senza dover coprire tutte le tracce per non farmi trent&#8217;anni di galera.</p>
<p><strong>IM: La tua musica, come anche il tuo genere, è particolarmente intriso d’odio e misantropia … in quale modo ti rapporti con l’attuale società e quanto è importante la musica nel tuo modo di vivere?</strong><br />
V: In parte ho già risposto a questo. Sappiamo tutti quanto l&#8217;attuale società sia appestata da troppi mali che la stanno distruggendo e per me va bene così. La mia politica è &#8220;ti odio finché non mi dai modo di ricredermi&#8221;. Alle persone dovrebbe essere permesso vivere rispettando i soli canoni della geniocrazia e meritocrazia. Gli idioti e gli inutili potremmo farli schiavi, e non ci sarebbe bisogno di lavorare.<br />
La mia musica per me è fondamentale: mi serve a rilasciare l&#8217;odio che accumulo verso la stupidità umana senza mettermi nei guai. Una terapia.</p>
<p><strong>IM: Abbiamo visto una grande collaborazione con l’Mc Felce. Cosa vi ha spinto ha instaurare questa serie di featuring quasi fraterni?</strong><br />
V: Io e Felce ci siamo conosciuti quando avevo tredici anni. Lui ne aveva già venti. Facevamo freestyle davanti a un cimitero insieme ad altra gente con le basi nell&#8217;autoradio di una macchina con le portiere aperte. Ci siamo sfidati tutte le cazzo di sere per un paio d&#8217;anni, poi ci siamo persi di vista e ci siamo rincontrati poco dopo l&#8217;uscita di Eros &amp; Thanatos. Gli ho detto quel che stavo facendo e che mi sarebbe piaciuto se lui si fosse unito a me, Fed Gein e B. In pochi mesi ha cagato &#8220;Del Dramma e l&#8217;Incoscienza&#8221; e da lì è iniziato tutto.</p>
<p><strong>IM: C’è qualche consiglio musicale che vorresti dare ai nostri lettori? Chi ascolti in questo periodo?</strong><br />
V: E&#8217; uscito Killmatic dei Demigodz e tra poco uscirà il nuovo album di R. A. The Rugged Man… Passaggio obbligato.</p>
<p><strong>IM: Ti ringrazio vivamente per aver partecipato a quest’intervista e ti do l&#8217;ultima parola. Se vuoi salutare, ringraziare, bestemmiare o imprecare lo puoi fare qui.</strong><br />
V: Okay allora prestate attenzione: 1 Aprile 2013, Dr. Satana featuring Felce e Fed Gein! Il primo singolo estratto da Hardercore Rap, in uscita questa primavera. Andate a sentire o andate affanculo!<br />
Grazie a voi, cazzo!</span></span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Holy &#8211; The Age Of Collapse</title>
		<link>http://www.italiancoremagazine.it/2013/03/25/holy-the-age-of-collapse/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 09:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Spanu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[holy]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #888888;"><em>a cura di Claudio Spanu</em></span></p>
<p>Off!? Trash Talk? No. Nella maniera più assoluta. Questa roba è interamente nostrana. E se posso essere sincero, vorrei che la custodissimo gelosamente accanto ai <strong>The Secret</strong> o ai <strong>The End Of Six Thousand Years</strong>. Già usciti allo scoperto con un self titled nel febbraio del 2012, stavolta hanno creato una vera e propria arma di distruzione di massa.</p>
<p><strong>The Age Of Collapse</strong> dei milanesi Holy, se è vero che può essere facilmente accostato agli americani sopra citati, dall&#8217;altra parte possiede un elemento di plusvalore. È degenerativo.<br />
14 tracce in 22 minuti di involuzione. Testi furiosi, nichilisti, con tanto di protesta contro l&#8217;uccisione di animali per scopi alimentari.<br />
Una malattia che ti divora velocissima, spietata nei riff di War o di Handshake. E anche quando nella title track The Age Of Collapse, hai l&#8217;impressione che l&#8217;agonia stia per fermarsi, t&#8217;arrivano dritti in faccia <em>Old Habits</em> e <em>Restart</em> a farti sanguinare le orecchie. Meritano particolare menzione, infine, gli ultimi due pezzi,<em> Restless</em>, riflessione sulla presenza di un ipotetico aldilà (sarcasmo), e <em>Over Me Forever</em>, questo, caratterizzato da un ottimo outro di feedback assordanti che rimarcano quel bel taglio “noise” dell&#8217;intero album.</p>
<p>Virale. Questo full lenght possiede tutti gli elementi chimici di un agente patogeno mortale: D-beat, timpanoni punk, blast, distorsori al limite del clip, e una voce da spaccare i timpani. Amanti del crust e dell&#8217;hardcore punk duro e puro, questo disco restaurerà in voi la fiducia nella musica italiana.<br />
E non vi farà dormire, sopratutto.</p>
<p><iframe width="400" height="100" style="position: relative; display: block; width: 400px; height: 100px;" src="http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/album=3473501964/size=venti/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/" allowtransparency="true" frameborder="0"><a href="http://holyvegan.bandcamp.com/album/the-age-of-collapse">The Age Of Collapse by HOLY</a></iframe></p></p>
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		<title>Umanzuki &#8211; Sonic Birds</title>
		<link>http://www.italiancoremagazine.it/2013/03/24/umanzuki-sonic-birds/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 08:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Marras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[umanzuki]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione a cura di Valerio Marras]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #888888;"><em>a cura di Valerio Marras</em></span></p>
<p>“<em>Sonic birds</em>” è il secondo ep del giovane trio toscano Umanzuki. Ascoltandolo di getto, evitando tracklist e presskit, l’impressione che ho avuto è stata quella di avere in cuffia un unica traccia sonoricamente calibrata e fondamentalmente libera da schemi, una sorta di viaggio psichedelico di ventiquattro minuti. In realtà, i pezzi sono sei. “<em>Rainbow</em>” martella, eterea. “<em>Light Crystal Bounce</em>” confonde, ripetitiva. “<em>Captain Orso</em>” elabora, diversa. “<em>Golden Beard Bullseye</em>” provoca, cupa. “<em>Amazing Sun</em>” conclude, impegnata. “<em>Sonic birds</em>” suona sognante, preciso e decisamente libero. Ciò che effettivamente mi ha colpito è questa “eccessiva” libertà, non da intendersi per forza sotto un punto di vista strettamente jazzistico-free o psuedo-tale, ma solo perché i ragazzi suonano quello che gli pare, fregandosene. Consigliato.</p>
<p><iframe width="400" height="100" style="position: relative; display: block; width: 400px; height: 100px;" src="http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/album=2778950486/size=venti/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/" allowtransparency="true" frameborder="0"><a href="http://umanzuki.bandcamp.com/album/sonic-birds">SONIC BIRDS by UMANZUKI</a></iframe></p></p>
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		<title>Beyond the Gates &#8211; Zodiac</title>
		<link>http://www.italiancoremagazine.it/2013/03/18/beyond-the-gates-zodiac/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 10:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro caredda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[beyond the gates]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Alessandro Caredda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che quando mi fu passato il promo Zodiac dei <strong>Beyond the Gates</strong>, non ero molto convinto di quello che avrei dovuto recensire.<br />
Si presenta spoglio, un artwork esterno davvero scarno e … una straordinaria curiosità: i Beyond the Gates sono in due.<br />
Dovete sapere che io adoro le one man band, trovo solo il fatto di provarci completamente da solo l’apologia dell’essere ispirati, amo le storiche one man band e vedere che questo gruppo aveva un musicista che si occupava di quasi tutte le parti musicali e un cantante factotum, mi ha fatto davvero un effetto afrodisiaco.<br />
In primis, gli unici difetti che ho trovato in questo promo sono la registrazione un poco approssimativa (ma in fin dei conti me ne son dimenticato quasi subito, quando le tracce hanno cominciato a scivolare veloci, sfuggendomi quasi, tanto si amalgamavano bene nell’insieme) e l&#8217;incisività nei gridati.<br />
Ogni traccia ha il nome di un segno zodiacale, s’inizia con Aries e va a concludersi con Pisces.</p>
<p>Ogni pezzo è a se, i testi sono sia in inglese che in italiano, i Beyond The Gates sperimentano come degli ossessi e creano qualcosa di veramente magico. Parliamo di pezzi che si alternano dal progressive al più cupo ambient, per poi passare a ritmi sincopati che creano un vero e proprio orgasmo musicale.<br />
Signori e signore, siamo davanti a uno dei lavori italiani più interessanti che mi siano capitati fra le mani ultimamente; non potrei parlarne in maniera diversa neanche volendo e ci tengo particolarmente a complimentarmi con i due fautori di questo promo.<br />
Niente è scontato, nulla risulta sfatto all’orecchio, anche la qualità della registrazione perde importanza e io mi ritrovo sorridente come un ebete a muovere la testa su e giù come avessi quattordici anni.<br />
<em>Aries</em> apre perfettamente, <em>Gemini</em> colpisce come un martello per la profondità del testo e l’ambiente che riesce a evocare, <em>Cancer</em> e <em>Leo</em> non sono da meno e di certo invogliano l’ascoltatore ad addentrarsi sempre più in fondo, da <em>Virgo</em> a<em> Sagittarius</em> è un viaggio senza ritorno che porta all’inesorabile conclusione del promo con <em>Pisces</em> che risalta come un addio.</p>
<p>Ascolto consigliato a chiunque odi i generi musicali che come dogmi impongono i propri standard, ancor più consigliato a tutti coloro che amano il dinamismo e ciò che questo comporta, a chiunque ami il progressive e la buona musica in generale.</p>
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		<title>Aperture &#8211; To Live Alone/To Die Alone</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 09:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Curreli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[aperture]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Francesco Curreli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Monza come Brighton (patria dei <em>Dead Swans</em>). Gli<strong> Aperture</strong> si definiscono una &#8220;five negative youth hardcore band&#8221;, ed hanno tutte le ragioni di questo mondo per farlo. Dal 2010, prima con una demo, poi nel 2011 con un mini EP di due pezzi &#8220;<em>A Million Hearts Will Beat As On</em>e&#8221; e oggi con l&#8217;EP &#8220;<em>To Live Alone/To Die Alone</em>&#8221; portano avanti una crociata personale, contro tutto e tutti, fatta di hardcore melodico, urla a squarciagola disperate e lyrics introspettive, personali ed intime. Ad aprire le danze è l&#8217;arpeggio di &#8220;Prelude&#8221; da cui si diramano le restanti tre canzoni. Un crescendo che arriva ad &#8220;<em>Unrequited Love</em>&#8220;, pezzo finale del cd che racchiude l&#8217;essenza stessa della band. In &#8220;To Live Alone/To Die Alone&#8221; nulla è fuori posto, ogni cosa è proprio dove dovrebbe essere. Le canzoni non stancano e non appesantiscono le orecchie, pugni dritti al cuore. Astenersi cuori di ferro, gli Aperture non fanno per loro. Come si conlude l&#8217;EP così si conclude la recensione: we live, we die alone.</p>
<p><iframe width="400" height="100" style="position: relative; display: block; width: 400px; height: 100px;" src="http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/album=939348188/size=venti/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/" allowtransparency="true" frameborder="0"><a href="http://aperture-hc.bandcamp.com/album/to-live-alone-to-die-alone">To Live Alone / To Die Alone by Aperture</a></iframe></p>
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